Fobia, un disturbo invalidante che può inibire la vita personale, affettiva, sociale. Tra i vari argomenti trattati dallo Studio Psiché, con la Dr. Francesca Minore, in questo articolo vogliamo approfondire il tema e scoprire quale sia l’intervento più efficace per superarla, come sempre con l’ausilio di alcuni casi esemplificativi.

Indice dei Contenuti
ToggleFOBIA – LE FORME PIU’ COMUNI
La fobia si esprime in modi diversi. Di seguito le forme più comuni, per approfondire ciascun tipo, si rimanda agli articoli specificatamente dedicati:
agorafobia – paura degli spazi aperti e di uscire soli. Si manifesta spesso con attacchi di panico, dispnea (difficoltà a respirare) e reazioni fisiologiche quali la tachicardia, il senso di sbandamento, la sensazione di perdere il controllo. Trova il suo contraltare nella claustrofobia, caratterizzata dalla paura dei luoghi chiusi.
fobia sociale – l’inadeguatezza sociale comporta intensa paura ed ansia nelle situazioni sociali e nell’esecuzione di compiti. Si teme di apparire inadeguati, di fare figuracce, di essere derisi e malgiudicati. Comporta una forte ansia anticipatoria correlata a pensieri disfunzionali che accentuano l’inibizione. E’ spesso associata ad ansia, blocco psicologico (per esempio a parlare in pubblico) ed a una vasta sintomatologia fisica che include sudorazione, rossore, confusione.
fobia semplice – di animali, dell’altezza, dell’acqua, di punture ed iniezioni, ecc..
genofobia – indica il forte disagio, fin al disgusto, ad entrare in contatto con gli altri. Scaturisce di norma dall’aver subito un trauma (molestia, violenza fisica o psicologica), dall’aver ricevuto un’educazione inibente o repressiva o essere risultato di un attaccamento (J.Bowlby, M. Ainsworth) con figure genitoriali che hanno erotizzato la relazione. Si accompagna spesso ad ansia, attacchi di panico, dismorfismo, evitamento delle relazioni e disturbi della sessualità (dispareunia, vaginismo, vulvodinia, cistite di natura psicosomatica).

FOBIA – LE CAUSE
Nel DSM-5 le fobie sono annoverate tra i Disturbi d’Ansia perché simile è la loro origine e perché spesso compaiono in comorbidità. La fobia nasce infatti dal tentativo di sedare e padroneggiare una profonda angoscia provocata da un contenuto rimosso (oggetto fobico primario) di cui ciò che si teme nella realtà rappresenta solo una proiezione (oggetto fobico secondario). E dunque la causa profonda che ingenera l’angoscia resta perlopiù sconosciuta. Nel dettaglio:

FOBIA – LE PSICOSOMATIZZAZIONI
Nel caso dell’agorafobia e della claustrofobia, il soggetto vive un conflitto intrapsichico di cui non ha consapevolezza perché rimosso dall’Io cosciente. Il meccanismo difensivo della rimozione ha la funzione di tutelare l’Io dall’angoscia connessa alla tensione interna. Bloccato l’accesso cosciente, il contenuto psichico (rappresentazioni ed emozioni) trova quindi una via indiretta di espressione attraverso l’innervazione somatica. La dispnea (fame d’aria), i sintomi cardiocircolatori, le parestesie (tremore, formicolio) il senso di svenimento sono modalità sintomatiche esemplificative di questa condizione. Non va dimenticato infatti che il soma è intimamente connesso alla psiche. Fu W. Reich a rilevare per primo il potere terapeutico di questo concetto. L’educazione, l’inibizione sociale, l’adattamento implicano la costruzione di una corazza corporea utile a tutelare l’organismo dall’emersione dell’angoscia. La quale oltre a venir razionalizzata o rimossa, rappresenta su di sé la conflittualità intrapsichica (attraverso la conformazione fisica, la postura, ma anche il comportamento ed il modo di relazionarsi).

FOBIA – FOBIA SPECIFICA
Fobia dell’altezza, degli aghi, dell’acqua, dei volatili, dei serpenti… può assumere diverse forme. In ogni caso si tratta di una paura immotivata relativa ad un oggetto/situazione di per sé innocuo, che causa una reazione abnorme ed invalidante (DSM-5). Già S. Freud aveva diagnosticato perfettamente la causa del disturbo (Il caso del piccolo Hans) . Qui il contenuto conflittuale rimosso è connesso ad un oggetto primario del tutto inconsapevole (il soggetto ne ha rimosso la rappresentazione mentale). Per poter esprimere l’angoscia ad esso correlata, l’Io è costretto a dirottare l’angoscia liberata su di un oggetto fobico secondario (il ragno, il serpente).

FOBIA – OSSESSIONI
Nel DOC accade che l’espressione dell’angoscia legata al conflitto intrapsichico viene dirottata sui contenuti del pensiero e/o sul linguaggio. Di conseguenza il soggetto sviluppa un’ossessione legata al divieto di fare un pensiero o di pronunciare una certa parola, una frase. Tali contenuti sono stati infatti caricati dell’angoscia intrapsichica e, qualora legittimati, richiederebbero una punizione. Poiché l’ossessione è invasiva, incontrollabile, involontaria, ogni volta che si presenta implica l’obbligo di compiere un rituale riparativo (ripetere un mantra, una successione numerica, una formula magica).

FOBIA – COME SUPERARLA
Dalla nostra descrizione del disturbo non sfuggirà il comune denominatore di in ogni forma fobica: il conflitto intrapsichico rimosso generante l’angoscia. Dall’esplorazione ed espressione di questo è necessario partire per superare la fobia.
Accedere al complesso rappresentazionale inconscio, riconnetterlo alla componente emotiva, consentirne l’espressione può essere effettuato attraverso i diversi approcci psicoterapeutici. Di certo la psicoanalisi e la psicoterapia cognitivo-comportamentale sono tra i più efficaci. In un’ottica integrata, l’utilizzo della visualizzazione immaginativa come strumento di indagine ed elaborazione risulta particolarmente funzionale abbinata ad entrambi gli approcci (C.G.Jung). Per approfondire il tema si rimanda all’articolo sul blocco psicologico.





